Ci sono delle canzoni che segnano la tua vita indelebilmente come anche film, libri e poi, nell’era di internet ci sono anche i post sui blog. Uno di questi post è un articolo di Wired.it che ho letto nel 2013 e che mi ha dato la forza, la voglia e la motivazione per lanciarmi in nuovi progetti, per finire il mio corso universitario che sempre di più non avevo voglia di finire e soprattutto per non lasciarmi abbattere da quelli che erano i miei piccoli fallimenti. Se state leggendo questo articolo e’ anche per questo ed e’ per questo che voglio condividerlo con voi; Io lo trovo illuminante! Il post di cui parlo e’ un’intervista a Nolan Brushnell, il padre di Atari, in vista del suo 71esimo compleanno. Nell’intervista Brushnell parla della sua vita, dei suoi continui cambiamenti di progetto nonostante la sua ormai che veneranda eta’ ed un simpatico aneddoto riguardante Steve Jobs che, per qualche tempo, e’ stato suo dipendente. L’articolo intero lo trovate cliccando quimentre di seguito trovate l’estratto con la parte che e’ diventata a tratti il mio mantra: Per qualcuno è “la persona più intelligente ad aver mai messo piede sulla Terra” (Steven L. Kent in The Ultimate History of Video Games, 2001). Per la rivista Newsweek è, più pacatamente, uno dei 50 uomini che hanno cambiato il mondo. Quando, nel 1966, da aspirante ingegnere elettronico alla University of Utah, mise gli occhi su Spacewar, una rudimentale simulazione elettronica di una battaglia spaziale creata al Mit, Nolan Bushnell capì al volo: sei anni dopo la sua Atari fu la prima compagnia a decidere di vendere videogiochi. In una parola: è il padre fondatore. Però nel 1976 ha fatto un grave errore in fatto di predizioni… “Un mio dipendente, un tale Steve Jobs, mi propose di entrare come terzo socio (e per 50mila dollari) nella sua nuova impresa, la Apple. Rifiutai. Oggi ne rido, quando non piango ripensandoci”. Ma perché rifiutò? “Ero stupido; semplicemente sapevo che Atari avrebbe lanciato il suo primo PC e Apple sarebbe diventata una concorrente. In più Steve Jobs come ingegnere faceva schifo. Quando per Atari lui e Wozniak svilupparono il gioco Breakout (nel ’75 e per 5mila dollari, di cui Jobs pare ne diede solo 400 al socio, ndr) mi fu subito chiaro chi dei due fosse il talento. Tuttavia Jobs aveva dalla sua un’insopprimibile voglia di fare, una passione rara nell’immaginare scenari possibili”. L’esigenza di fare?

  “Il fare ininterrottamente. Come diceva Winston Churchill, l’innovazione è passare da un fallimento all’altro senza perdere entusiasmo. In altre parole, l’unico modo per avere una grande idea è averne molte, dedicarsi a progetti diversi senza paura di fallire. Ho mancato più di una volta il bersaglio, in tre o quattro casi clamorosamente, ma le persone ricordano solo i miei successi. Il mondo non associa Jobs a Apple III, o Lisa, ma a iPhone e iMac. Il segreto è non stancarsi”. Nolan Brushnell

Un po’ astratto… Non in questi termini: nessuno ti dirà mai di essere contrario al progresso. Le difficoltà arrivano quando si precisa un’idea singola. Per quanto tutti, alla Apple, volessero rivoluzionare il mondo, nessuno condivise l’intenzione di Jobs di buttarsi nel mercato musicale. Vaglielo a ricordare oggi, dopo iPod o iTunes”. È il motivo per cui lascia tutte le compagnie che fonda? Sono convinto che di qualsiasi disciplina si possa apprendere in 3 anni il 90%. Un uomo può dedicare la vita a perfezionare la percentuale restante. Per non annoiarmi preferisco mantenermi costantemente sulle sfide di quel 90% ascendente. Io ho sempre bisogno di progetti nuovi”.

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1 Comment

  1. A WordPress Commenter 14 Marzo, 2020 at 2:37 pm

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